Cattedrale di Stoccolma, la “Grande Chiesa” di Svezia

800px-Storkyrkan_2011b

Volte reticolate disegnano il soffitto della Cattedrale di Stoccolma, tenue ventaglio diviso in cinque navate. Lungo quella centrale, pilastri a fascio in mattoni rossi arrivano sino all’altare della Grande Chiesa – come la chiamo qui in Svezia.

L’esterno dell’edificio tradisce la bellezza mistica dell’interno. Forse saranno state le diverse rivisitazioni stilistiche: della costruzione originale del XIII secolo in foggia gotica non restano che le pietre.

Dopo un ritocco nel 1400, la Cattedrale (Storkyrkan) è stata completamente rifatta da Johan Eberhard Carlberg nel 1736-45. In quel periodo fu anche eretta la torre di 66 metri che inconfondibile svetta nel cielo della capitale. Proprio vicino al Palazzo Reale.

Vinte le perplessità, ho varcato l’ingresso della chiesa: e ora che i miei occhi possono vederne i segreti, sono contento di non aver ceduto all’apparenza. Così proprio all’inizio della navata destra posso ammirare la tela con la più antica veduta di Stoccolma – risale al 1535.

Poco oltre una cancellata in ferro battuto protegge il riposo eterno di Johan Adler Salvius, membro del consiglio reale, e della moglie. Addossato a un pilastro c’è il monumento sepolcrale degli architetti Tessin (padre, figlio e nipote) realizzato nel 1933 da Carl Milles. Sono sepolti qui per il loro lascito artistico, soprattutto del Giovane che realizzò il Palazzo Reale della capitale.Proseguendo, arrivo alla fonte battesimale: lì vicino, nella cappella di Olaus Petri, l’uomo che predicò la Riforma protestante, pende un crocefisso del maestro Bernt Notke di Lubecca costruito alla fine del XV secolo.

 

Mi sposto nella navata centrale e cammino sino al pulpito in cui spiccano clessidre rivestite d’oro del 1701. È stato disegnato da Tessin, e sotto si trova proprio la lapide di Petri: testimonia il luogo in cui è sepolto. Fu qui che celebrò la prima messa in svedese.

L’altare è caratterizzato da un trittico in argento, ebano e avorio proveniente da Amburgo. Davanti c’è un lampadario a sette braccia alto 3,7 metri. Con molta probabilità arriva da Lubecca e risale alla metà del XV secolo.

Mi sposto di qualche passo sulla navata sinistra, e ammiro il gruppo scultoreo in legno policromo di “San Giorgio e il Drago e la Principessa e l’agnello”: è il capolavoro di Bernt Notke realizzato nel 1489, il vero tesoro della Cattedrale di Stoccolma.

Dietro si trova una campana del 1493 che appartiene alla chiesa originale. Alla sinistra c’è la tomba del maresciallo Johan Gabriel Stenbock, l’alto ufficiale del Regno di Svezia, disegnata anch’essa da Tessin il Giovane.

Proseguo verso l’entrata, e proprio tra due pilastri vedo la coppia di una nave votiva del XVI secolo: è lì a ricordare che la Storkyrkan era in origine dedicata a San Nicola, patrono dei marinai.

Penso che anche la principessa Victoria di Svezia e Daniel Westling debbono essersi fermati un attimo a guardarla quando nel 2010 sono entrati nella Cattedrale di Stoccolma e ne sono usciti marito e moglie.